giovedì 25 luglio 2013

Il Cielo nell'Antica Grecia



Le idee cosmologiche diffuse tra i Greci dell’epoca arcaica sono ricavabili dai poemi omerici. 
La Terra era concepita come un disco piatto circondato dal fiume Oceano. Al di sopra del disco, in forma di calotta semisferica, era posto il Cielo, mentre al di sotto vi era il Tartaro. Poiché il Tartaro è sempre buio il Sole (e gli altri astri) non potevano mai raggiungerlo. Secondo una tradizione riferita da Ateneo (I Deipnosofisti, 469e-470d), e presente già nella mitologia egizia, il Sole durante ogni notte sarebbe stato trasportato da Ovest ad Est lungo l’Oceano, adagiato in un letto o, secondo altri autori, posto in una coppa. Omero conosce e nomina alcune costellazioni e stelle, ma le nozioni astronomiche da lui usate sono estremamente limitate. Esiodo, in relazione alla regolazione dei tempi del lavoro agricolo, ha l’occasione di citare qualche nozione in più. Ad esempio come punti di riferimento temporali usa sia i solstizi sia fenomeni stellari. Si tratta però anche in questo caso di conoscenze empiriche, inquadrate nell’ambito della cosmologia tradizionale...


martedì 23 luglio 2013

Rassegna stampa del Bundan

Da "La Nuova Ferrara" del 22 luglio 2013 (pag.15)

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Bundan 2013



Anche quest'anno, i Figli del Sole cercano pian piano di tornare alla vita quotidiana dopo i tre giorni del Bundan.

E' stata una edizione fantastica, carica di emozioni, di storia e di energia, come mai prima d'ora.

Ringraziamo gli organizzatori, che hanno saputo gestire magistralmente un evento di simile portata, valorizzando ognuno dei popoli rievocati e dei gruppi storici presenti, coniugando storia e spettacolo.

Un grazie anche a tutti i gruppi storici presenti, che hanno offerto il loro impegno per offrire al pubblico scorci di vita antica.

Un grazie infine a tutti coloro che, come visitatori, sono venuti alla festa e sono passati a trovarci sotto la nostra tenda. Grazie. Senza di voi, tutto il nostro lavoro e il nostro impegno sarebbero privi di significato.

Aristocle

lunedì 22 luglio 2013

La Danza nell'Antica Grecia

Tersicore, musa protettrice della danza
In Europa la danza nacque alla fine del secondo millennio avanti Cristo, precisamente in Grecia. La cultura greca operò una sintesi di quanto si era prodotto fino ad allora presso le altre civiltà conosciute: dall’Egitto all’India, alla Cina. 

Dalle danze africane essa recepì i caratteri della festosità e dell’allegria; dalle danze asiatiche prese l’impostazione etico-religiosa dai toni solenni ed introversi. Attraverso la elaborazione di questi elementi, si crearono due distinti filoni: la danza apollinea e la dionisiaca che corrispondevano ai due poli filosofico-culturali ellenici dell’Ethos e del Pathos. Dalla fusione dei due filoni si generò la danza teatrale. Ad un attento esame del fenomeno coreico in Grecia, viene fuori che non vi sono molti elementi di novità rispetto a quanto si era prodotto presso altre civiltà. Ci troviamo di fronte ad una rielaborazione di temi già esistenti, quali combattimenti, morte, fertilità, iniziazione, nozze. Le modalità ricalcano noti schemi afro-asiatici: danze animali, mascherate e imitative, eseguite in circolo, in coppia, in processione o su fronti contrapposti maschi/femmine. E’ anche vero che queste e non altre sono le tipologie espressive; è quindi naturale che i popoli venuti prima, nell’averle realizzate, ci sembrano oggi originali, mentre i popoli venuti dopo ci danno l’impressione di aver copiato passivamente. Certo, le popolazioni elleniche sono state molto creative in tutti i settori della cultura e dell’arte; per questo motivo ci si sarebbe aspettato qualcosa di importante in campo coreutico. Probabilmente i flussi migratori verso la Grecia spiegano l’importazione di danze esistenti altrove. I gruppi di immigrati si portarono appresso le danze in uso nelle terre di origine. I Greci ebbero come maestri di danza i Cretesi che furono i migliori danzatori della loro epoca: questi furono unanimemente considerati i più grandi artisti nei vari generi di ballo. Una loro danza, la pirrica, fu adottata dagli Spartani che la trasformarono in una vera e propria danza di preparazione al combattimento. Secondo la loro cultura, un grande danzatore era anche un grande guerriero. Gli storici raccontano che gli spartani entrassero in battaglia con un tipo di marcia che corrispondeva ad una danza...

Il Fuoco del Bundan



Non ho mai amato la "tradizionale" accensione del fuoco di mezzanotte. 
In generale l'ho sempre vissuta come l'inevitabile, noioso, antistorico, ridicolo passaggio prima delle danze, il prezzo da pagare per dare il via alla festa dei rievocatori, quel meritatissimo intermezzo ludico tra le attività diurne dei campi e il sacrosanto riposo.

Non ho mai trovato nulla di "sacro" in quel fuoco, una pira di un paio di metri zuppa di benzina e, troppo spesso, un improbabile druido che vomita qualche stupidaggine pseudo-newage zampettando nervosamente tra le fiaccole accese. Dilettanti lanciati su un palco impolverato, ne veri sacerdoti ne tanto meno buoni attori, capaci di coinvolgere ed emozionare.
Come rendere più gradevole questo momento tanto amato dai visitatori, quanto mediamente mal tollerato dai rievocatori? Cos'abbiamo di universalmente e comprensibilmente SACRO da offrire al pubblico?

Ho trovato la risposta a questo Bundan, e sembra un paradosso. L'unica ragione valida per accendere quella pira, l'unica cosa che valga davvero la pena di celebrare, che accomuna noi rievocatori col pubblico li radunato: Empatia. 

Quel senso di appartenenza che alimenta la nostra passione, che ci fa trascorrere notti insonni davanti ad una macchina da cucire, a macinare tomi noiosissimi alla ricerca di quel dettaglio storico, quel particolare, che quando lo trovi ti sembra di aver scoperto un tesoro nascosto. Che ti fa sentire orgoglioso e un po' deficiente, che quando lo spieghi ai tuoi amici ti prendono per matto, ma poi li, davanti a decine di estranei ti viene naturale come parlare al bar. 
Quell'idea che ti rimbalza nel cervello, che ti fa credere che i millenni passino ma lo spirito si conservi, che gli esseri umani amano, vivono, muoiono, sognano, ancora nello stesso modo, che si emozionino ancora per le stesse cose, che conservino ancora le stesse paure e speranze, che abbiano ancora bisogno di credere negli stessi immortali concetti. 
Quel sentimento che ci ha fatto scegliere di rievocare i celti, i romani, i greci, in quel modo e non in un altro, perché li sentiamo vicini, affini, e non vogliamo che vengano dimenticati, non solo per amore nei confronti della storia, ma perché in qualche modo stiamo parlando di noi, del nostro modo di vedere e vivere il presente. Che non si ferma a noi, ma se siamo bravi riusciamo a trasmetterlo anche a chi ci vede e ci ascolta.
Quella voglia di condividere tutto questo, di comunicarlo, di esprimerlo, a tutti.
Le Idee i sentimenti sono immortali come gli Dei, e forse sono la stessa cosa.
L'empatia è una bestia feroce e bellissima, ti prende in modo inaspettato, nei momenti e nei luoghi più strani, morde e non lascia la presa. E' un'immagine su un vaso, una pittura su una roccia, un odore antico come il mondo, una preghiera di qualche millennio fa.
Accendiamo il fuoco per NOI, per quel senso di sacro che avvertiamo ogni giorno, non solo nella rievocazione.

Quest'anno al Bundan, Tabos, Corvinus e Aristocle hanno fatto questo, e io ho potuto ascoltare le parole di Tiziano, Paolo e Roberto, sentirli spiegare al pubblico e ai rievocatori il perché facciamo tutto questo, perché lo spirito dei celti, dei romani e dei greci è ancora così vivo e potente per noi.
BELLO. Emozionante, gratificante e coinvolgente.
Quindi grazie ragazzi, grazie a tutti, a chi ha fatto e chi ha organizzato. Chi ci ha messo la faccia, sudore e impegno, a chi ha applaudito e chi si è emozionato. 


Sabato notte ho bruciato e danzato più del fuoco.

Aletheia