lunedì 16 agosto 2010

La medicina e la magia


Di farmaci quanti ve ne sono a rimedio di mali e di vecchiaia
saprai, dato che solo per te darò compimento a tutto questo...
...e trarrai dall'Ade l'anima di un morto.
(Empedocle, DK 31 B 111)

Medicina e magia erano nell'antichità discipline strettamente correlate. La filosofia che le unificava, presso gli antichi Greci, si basava sull'idea che ogni cosa fosse unita da un rapporto di philìa, cioè di amore, tale per cui era possibile influenzare un ente agendo su ciò che gli era simile.

Ciò derivava dalla convinzione che Physis, la Natura, fosse un Essere unico, che apparentemente si articolava in tutti i fenomeni a cui assistiamo ma che manteneva, essenzialmente, una unità interna. L'epiteto che, negli Inni Orfici, era associato a Physis era infatti allotriomorfodìaitos, cioè "che resta se stessa attraverso numerose trasformazioni".



Su questa base, i Greci sceglievano gli ingredienti per i loro farmaci e per i loro rituali magici, basandosi sulla somiglianza dell'ingrediente con l'ente che si diveva influenzare.
Il simile attrae il simile, questa era l'idea fondamentale che muoveva le loro considerazioni e con questa idea osservavano il mondo vegetale, animale e minerale.




Si agiva sempre col beneplacito degli dèi, in quanto la malattia era vista come un fenomeno che si manifestava in conseguenza della frattura del rapporto armonico fra uomo e cosmo. Tale frattura causava l'ira delle divinità - che dovevano essere placata con offerte e incensi appropriati - e permetteva l'accesso al corpo ale forze oscure che procuravano i mali.






Il sapiente greco si poneva dunque come intermediario fra gli dèi, gli uomini e le forze inferiori, purificando l'individuo e la comunità dai loro mali. In quanto intermediario, egli gestiva conoscenze che erano proprie dei tre mondi (divino, umano e infero) e che erano quindi potenzialmente pericolose.
La parola greca per "rimedio" era infatti pharmakon, che significa contemporaneamente "cura" e "veleno". Tale simbologia torna nel simbolo, tutt'oggi usato, dell'arte medica, il "caduceo", il bastone circondato da serpenti.











Il serpente è un animale che ha mantenuto per tutta l'epoca antica una grande valenza magica: esso era infatti dotato del veleno, potenzialmente letale, ma che poteva essera anche sapientemente usato per curare.
Inoltre, durante la muta, l'animale sembra morto: resta fermo, non mangia e le sue scaglie diventano opache, salvo poi "rinascere" dopo aver abbandonato la sua vecchia pelle.